Cento anni in otto artisti: Il Secolo della Scultura Italiana

Il XX secolo ha visto l’arte italiana ritornare in primo piano sulla scena mondiale, dopo un secolo di ripiegamento su se stessa: non soltanto i grandi movimenti dei primi decenni, com il Futurismo o la Metafisica, sono stati riconosciuti intrenazionalmente, ma anche esperienze e tendenze molto più più recenti, tutte scaturite nel secondo dopoguerra  e ancor più a partire dagli anni Sessanta, si sono imposte nel panorama dell’arte contemporanea mondiale. Tra queste, un posto preminente spetta alla scultura, che nel corso del secolo non ha mai interrotto quella continuità di lavoro e creatività che porta i nomi di Medardo Roso, di Umberto Boccioni, di Arturo Martini, su su fino a scavalcare la guerra con Marino Marini, Lucio Fontana, Fausto Melotti, Giacomo Manzù, Francesco Messina, Luciano Minguzzi.

Questo svolgersi di generazioni ha trovato sempre una nuova linfa nei più giovani, così che una sorta di tradizione plastica italiana non solo mantiene la propria riconoscibilità all’interno delle esperienze plastiche di altre culture, ma ricopre un posto preminente, accanto a quella inglese, americana e tedesca.

 

Il titolo “Il secolo della scultura italiana” non è solo una definizione storica, ma è anche contemporaneamente il tema del progetto che vede riuniti otto tra i maggiori scultori italiani attivi negli ulitimi quarant’anni. Essi infatti si sono cimentati con un soggetto difficile e affascinante insieme: lo spirito del secolo.

Che cosa è stato questo secolo? Cosa ha caratterizzato maggiormente questi cento anni?+Certo, non si può raccontare un secolo – e un secolo come questo, così denso come questi avvenimenti – in una medaglia, ma ciò che si può fare è rendere lo “stato d’animo” non solo di un singolo individuo, ma dell’intero genere umano, sino a farlo coincidere con lo “spirito del tempo”. Questo è il compito dell’opera d’arte.

 

E in queste otto opere d’arte, che hanno assunto la tradizionale forma della medaglia per rispettare ancora una volta la tradizione italiana che affonda le sue radici nel primissimo Rinascimento – come non ricordare le splendide medaglie di Pisanello, ad esempio -, otto tra i maggiori scultori italiani hanno interpretato il XX secolo con la sensibilità unica che li contraddistingue.

 

Arnaldo e Giò Pomodoro, Francesco Somaini, Giuseppe Uncini, Mauro Staccioli, Pino Spagnuolo, Eliseo Mattiacci e Giuseppe Maraniello hanno cercato un soggetto, svolto un tema che non riguarda semplicemente gli avvenimenti significativi del secolo, che pure è stato così denso di eventi meravigliosi e orribili, tragici e sublimi, ma hanno guardato più in profondità, hanno cioè indagato in quelle regioni del sentimento, dell’istinto e della ragione che in qualche modo possono essere mutate in questi decenni. L’idea di tempo, il concetto di passato, la storia, la memoria e anche la “memoria del futuro”, insieme all’idea di vuoto e di materia, di essere e di divenire: su questo si sono accentrati i pensieri e i segni degli scultori.

 

Il risultato è stato straordinario: in ogni conio l’artista ha saputo infondere la sua personalità e contemporaneamente trasmettere la propria visione del tempo appena passato, con una raffinatezza ideale che è stata superbamente tradotta nelle singole medaglie, grazie alla tecnica di alcuni tra i più noti maestri incisori. Metalli diversi, accostati, colori ottenuti con bagni d’oro puro o d’argento, satinature, lucidature, la durezza del materiale e la bellezza del coore, la forma e la materia si fondano, con un esito magistrale, che pone questa raccolta al di sopra di ogni altra “edizione” del genere.
Una medaglia è una piccola opera, ma è anche un’opera per così dire “concentrata”, densa: un segno semplice, ma profondo.